Prestiti, contaminazioni, dialoghi con la tradizione per la gioia dei sensi.

a cura di LUCA DAMIANI

Entroterre ha già una storia consolidata e importante e ciò è dimostrato da grandi conferme nella programmazione come Concerto Italiano di Rinaldo Alessandrini o grandi concerti di qualità come Jean Rondeau e La Youth Orchestra del Comunale di Bologna.

 

La mia idea di festival, coniugata nella programmazione di Entroterre, si basa sul principio che ogni forma musicale per sua natura si sviluppa dalla possibilità di comunicare con altre realtà e culture. Così, ad esempio, è nata la musica barocca, attraverso il dialogo delle grandi scuole europee, così è nato il jazz che fonde le tradizioni francesi, inglesi, ebraiche con quelle provenienti dall’Africa.

Oggi, poi, la contaminazione e il concetto di prestito assumono una valenza costruttiva e creativa, e perciò sono state assunte come il fulcro della programmazione: ne sono state esempio le produzioni di Massimo Nunzi, il format Invenzione a due voci o Peppe Servillo.

Ciò riguarda certamente l’esperienza musicale ma non solo: Entroterre funziona anche e soprattutto quando vengono utilizzati tutti i nostri sensi.

 

Ad esempio, nella nostra produzione, Nobili Spettatori, dove si sono incrociate la scuola barocca e la sua la forza dirompente e il piacere dell’esperienza ovvero il dialogo con altre forme culturali e l’invenzione di nuove sinestesie, un simposio di suoni, sapori e immagini.

Oppure il format DiVini Musica dove si realizza una contaminazione e un dialogo tra i sensi grazie al fondamentale supporto del Seminario Permanente Luigi Veronelli che alza il valore della degustazione a percorso culturale.

O ancor Entro-Cover un format nuovo che mette in relazione band dedicate a un autore o a un interprete o a un gruppo supportato dalla presenza di un elemento di quest’ultimi in un dialogo guidato sul suo repertorio.

 

In sintesi: le contaminazioni sono in maniera assoluta il linguaggio della contemporaneità e su questa strada si sono mosse sia le ultime produzioni musicali che hanno abbattuto ogni confine di genere e hanno creato nuove relazioni tra i sensi che ampliano e rendono fruibili gli stimoli della percezione sensoriale attraverso l’uso parallelo di olfatto, gusto e udito.

Il progetto di Entroterre, quindi, si qualifica per una vocazione territoriale capillare seguendo una mappa che non tende a escludere i centri più importanti, ma a metterli in comunicazione paritaria con borghi e frazioni o anche territori caratterizzati per vocazioni, natura e funzione.

Seguendo l’etimo stesso del nome, il festival non solo dovrà cercare di disegnare e ampliare questa nuova “via dei canti” di chatwiniana memoria, ma si candida per approfondire le risorse del territorio legate alle materie prime e alle sue infinite declinazioni grazie al lavoro di chi ne nobilita la funzione.