Con
Eleonora Tedeschini Voce
Alessio Di Pasquale Chitarra
Duo acustico, composto da chitarra e voce femminile, che celebra la potenza delle canzoni senza tempo, unendo generi e stili per offrire un’esperienza musicale unica.
Nel progetto “Melodie di emozioni” ogni brano è scelto per evocare emozioni e raccontare storie che risuonano con il pubblico.
Eleonora e Alessio portano in scena una selezione di brani iconici che spaziano dal soul al pop italiano al blues americano, creando un viaggio sonoro che invita il pubblico a riflettere e sognare.
L’obiettivo è quello di evocare ricordi e sensazioni, rendendo ogni canzone un momento da vivere intensamente.
Certo!
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Sara Ghtami Voce
Enrico Ronzani Piano
Simone Francioni Basso
Manuel Giovannetti Batteria
Sara Ghtami torna a Donne in Blues, la nota rassegna di concerti dedicata alle voci femminili più interessanti del panorama blues mondiale.
Il suo progetto, Le Donne nel Soul, è un viaggio musicale che attraversa epoche, emozioni e rivoluzioni sonore.
Un concerto dedicato alle grandi interpreti femminili che hanno reso la musica voce dell’anima: da Aretha Franklin a Etta James, da Tina Turner ad Alicia Keys.
Sarà un incontro tra passato e presente, tra leggenda e ispirazione, per celebrare la forza, la sensualità e la profondità della voce femminile nella sua forma più pura e autentica.
Attraverso brani iconici e rivisitazioni personali, porteremo sul palco l’eredità di queste donne straordinarie, che con il loro talento hanno tracciato la strada per intere generazioni di artiste
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Agnieszka Oszanca Violoncello
Fabio Bonizzoni Clavicembalo
Il violoncello entrò nel mondo della musica alla fine del XV secolo. Per molti decenni servì principalmente come strumento basso d’accompagnamento. Tuttavia, nel XVII secolo, iniziò a guadagnare popolarità.
All’epoca, i virtuosi più ammirati tra gli strumentisti ad arco erano i violinisti e i gambisti, mentre i violoncellisti dovevano ancora dimostrare di essere loro pari. Per farlo, dovevano mettere in mostra non solo le qualità cantabili del violoncello, ma anche la loro abilità di eseguire senza sforzo passaggi di pura agilità. Per questo motivo, iniziarono a esplorare tutte le possibilità tecniche dello strumento. Questa abilità tecnica dei nuovi virtuosi del violoncello richiese un repertorio solistico più impegnativo.
Come tutti gli artisti, questi violoncellisti, spinti dalla natura umana e dal proprio ego, cercavano di attirare l’attenzione, anche se non sempre era facile! Il violoncello infatti era ancora fortemente associato al suo ruolo di accompagnamento e incarnava il senso di profondità e gravità, caratteristiche che, di solito, non evocavano l’idea di piacevole intrattenimento. Tuttavia, col tempo, il violoncello si elevò al pari del violino, mentre la viola da gamba scomparve dalla scena musicale, aspettando quasi due secoli che il movimento di rinascita della musica antica la riportasse nelle sale da concerto.
Si dice che, dopo aver ascoltato il celebre violoncellista Jean-Louis Duport, Voltaire abbia esclamato: “Signore, mi fate credere nei miracoli; trasformate il bue in usignolo”. Con questo obiettivo vi presentiamo un programma di musiche di alcuni dei più grandi violoncellisti virtuosi del XVIII secolo – visionari che intrapresero un viaggio per dimostrare che il loro strumento non era meno degno del violino o della voce umana.
Salvatore Lanzetti (1710 – 1780)
Sonata in la minore op.1 no.5
Adagio – Allegro – Menuet
Domenico Scarlatti (1685 – 1757)
Sonata in r minore K 77
Moderato e cantabile – Menuet
Carlo Graziani (prima metà del settecento – 1787)
Sonata in la maggiore op. 3 no. 2
Allegro grazioso – Cantabile – Rondeau grazioso
Joseph Marie Clement Ferdinand DALL’ABACO (1710-1805)
Capriccio 1 dal 11 Capricci a violoncello solo
Jean-Baptiste Barriere (1707-1747)
Sonata in do minore op.2 no.6
Adagio – Allegro – Larghetto – Allegro
Baldassarre Galuppi (1706 – 1785)
Sonata in la minore
Siciliana – Allegro
Luigi Boccherini (1743 – 1805)
Sonata in do maggiore G17
Allegro – Largo assai – Rondo allegro
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Bertinoro si trova in Emilia-Romagna, in provincia di Forlì-Cesena.
In auto:
È facilmente raggiungibile tramite l’autostrada A14. Uscita consigliata: Cesena Nord o Forlì (da cui dista di circa 30 minuti), poi si prosegue in direzione Bertinoro seguendo le indicazioni stradali (direzione Forlì, Forlimpopoli, Bertinoro). Il centro storico è zona a traffico limitato.
In treno:
Le stazioni ferroviarie più vicine sono Forlimpopoli-Bertinoro (a circa 6 km) e Cesena (a circa 15 km). Da lì si può prendere un autobus o un taxi per raggiungere il centro.
In autobus:
Dalla stazione di Forlimpopoli-Bertinoro, raggiungere a piedi la fermata “Centro Forlimpopoli” (circa 15 minuti), da cui prendere il 121.
Durata totale: 30 minuti circa.
Con
I Virtuosi Italiani
Alberto Martini Maestro di concerto al Violino
«La musica eccezionale è quella degli Ospedali dove le “putte” cantano come gli angeli e suonano il violino, l’organo, l’oboe, il violoncello, il fagotto; insomma non c’è strumento che le spaventi.»
L’opera di Vivaldi contribuì significativamente allo sviluppo del concerto, soprattutto solistico e della tecnica del violino e dell’orchestrazione. Nonostante la grande popolarità che subito raggiunge in tutta Europa, solo una piccola parte dell’imponente produzione concertistica vivaldiana viene data alle stampe durante la sua vita.
Fra le opere pubblicate ci sono alcune delle sue composizioni migliori: “L’Estro armonico” op.3 del 1701, che viene ammirato, studiato e trascritto da Bach, “La Stravaganza“ op. 4 del 1751 e soprattutto Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione op.9, i cui primi quattro concerti sono le celeberrime Quattro Stagioni, il più riuscito esempio di quella musica descrittiva che godette di tanto favore nel barocco.
A Venezia (e più generalmente in Italia) esisteva fra i conoscitori di musica il culto del ‘bizzarro’, del deliberatamente strano, cioè quanto «divaga, esce fuori dai limiti, o da determinati limiti, dal comune, dalla consuetudine, dal normale».
Questo tratto ricorre con maggiore frequenza nella musica vocale profana, dove la presenza di un testo letterario può fornire giustificazioni esterne per effetti ricercati, ma informa di sé anche la musica strumentale.
“La Stravaganza” op. 4 è una raccolta di dodici concerti pubblicata ad Amsterdam non si sa precisamente quando, ma certamente prima del 1715, da Estienne Roger.
Caratterizzati da una marcata unità stilistica, e da una caratteristica cui Vivaldi fa allusione nel loro titolo collettivo per l’appunto la Stravaganza, Vivaldi ricorrere a modulazioni estranee, nonché a intervalli melodici insoliti.
In questa occasione viene proposto il Concerto n. 2 in mi minore.
Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi rappresentano, “il ciclo più noto delle composizioni vivaldiane. Sono quattro concerti ispirati ciascuno a una stagione dell’anno, e costituiscono un esempio di musica descrittiva ad altissimo livello, uno dei primissimi di cui si abbia conoscenza. Essi fanno parte dell’op. 8 (Il Cimento dell’Armoniae dell’Invenzione) e costituiscono un punto culminante nella produzione di Antonio Vivaldi. La maestria del trattamento degli archi e particolarmente del violino solista è in tutti e quattro i concerti veramente eccezionale: si può dire che questo ciclo è un’opera di grande importanza non solo per l’intrinseca bellezza musicale, ma anche per gli orizzonti nuovi – tecnici ed espressivi- che apre alla musica”. Il fascino di questi quattro concerti è perdurato nel tempo sino a fare delle “stagioni musicali” vivaldiane le opere più eseguite al mondo.
Ad aprire il programma due brillanti Concerti per archi, Il Concerto “Alla Rustica” una delle prime composizioni di Vivaldi a essere riscoperta dalla cultura musicale italiana del Novecento ed il Concerto in Fa maggiore RV 138.
A. Vivaldi Concerto per archi e basso continuo in sol Magg. “La Rustica” RV 151
A. Vivaldi Concerto per archi e basso continuo in Fa Magg. RV 138
A. Vivaldi Concerto in mi min. per violino, archi e basso continuo da “La Stravaganza” opera IV n. 2 RV 279
A. Vivaldi “Le Quattro Stagioni” quattro concerti per violino, archi e basso continuo da “Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione” op.8
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I Virtuosi Italiani
Alberto Martini Maestro di concerto al Violino
«La musica eccezionale è quella degli Ospedali dove le “putte” cantano come gli angeli e suonano il violino, l’organo, l’oboe, il violoncello, il fagotto; insomma non c’è strumento che le spaventi.»
L’opera di Vivaldi contribuì significativamente allo sviluppo del concerto, soprattutto solistico e della tecnica del violino e dell’orchestrazione. Nonostante la grande popolarità che subito raggiunge in tutta Europa, solo una piccola parte dell’imponente produzione concertistica vivaldiana viene data alle stampe durante la sua vita.
Fra le opere pubblicate ci sono alcune delle sue composizioni migliori: “L’Estro armonico” op.3 del 1701, che viene ammirato, studiato e trascritto da Bach, “La Stravaganza“ op. 4 del 1751 e soprattutto Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione op.9, i cui primi quattro concerti sono le celeberrime Quattro Stagioni, il più riuscito esempio di quella musica descrittiva che godette di tanto favore nel barocco.
A Venezia (e più generalmente in Italia) esisteva fra i conoscitori di musica il culto del ‘bizzarro’, del deliberatamente strano, cioè quanto «divaga, esce fuori dai limiti, o da determinati limiti, dal comune, dalla consuetudine, dal normale».
Questo tratto ricorre con maggiore frequenza nella musica vocale profana, dove la presenza di un testo letterario può fornire giustificazioni esterne per effetti ricercati, ma informa di sé anche la musica strumentale.
“La Stravaganza” op. 4 è una raccolta di dodici concerti pubblicata ad Amsterdam non si sa precisamente quando, ma certamente prima del 1715, da Estienne Roger.
Caratterizzati da una marcata unità stilistica, e da una caratteristica cui Vivaldi fa allusione nel loro titolo collettivo per l’appunto la Stravaganza, Vivaldi ricorrere a modulazioni estranee, nonché a intervalli melodici insoliti.
In questa occasione viene proposto il Concerto n. 2 in mi minore.
Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi rappresentano, “il ciclo più noto delle composizioni vivaldiane. Sono quattro concerti ispirati ciascuno a una stagione dell’anno, e costituiscono un esempio di musica descrittiva ad altissimo livello, uno dei primissimi di cui si abbia conoscenza. Essi fanno parte dell’op. 8 (Il Cimento dell’Armoniae dell’Invenzione) e costituiscono un punto culminante nella produzione di Antonio Vivaldi. La maestria del trattamento degli archi e particolarmente del violino solista è in tutti e quattro i concerti veramente eccezionale: si può dire che questo ciclo è un’opera di grande importanza non solo per l’intrinseca bellezza musicale, ma anche per gli orizzonti nuovi – tecnici ed espressivi- che apre alla musica”. Il fascino di questi quattro concerti è perdurato nel tempo sino a fare delle “stagioni musicali” vivaldiane le opere più eseguite al mondo.
Ad aprire il programma due brillanti Concerti per archi, Il Concerto “Alla Rustica” una delle prime composizioni di Vivaldi a essere riscoperta dalla cultura musicale italiana del Novecento ed il Concerto in Fa maggiore RV 138.
A. Vivaldi Concerto per archi e basso continuo in sol Magg. “La Rustica” RV 151
A. Vivaldi Concerto per archi e basso continuo in Fa Magg. RV 138
A. Vivaldi Concerto in mi min. per violino, archi e basso continuo da “La Stravaganza” opera IV n. 2 RV 279
A. Vivaldi “Le Quattro Stagioni” quattro concerti per violino, archi e basso continuo da “Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione” op.8
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Interiors
Fata Morgana, è un film del 1971 diretto dal regista tedesco Werner Herzog. Un’opera ibrida e visionaria. Ancora oggi, a più di cinquant’anni dalla sua uscita, rimane uno dei più acclarati esempi di cinema estremo. A un tempo manifesto poetico e manufatto carnale, metafora e reportage. Un film che è anche l’autoritratto di un regista assetato di immagini, pronto ad andare anche nel più arido degli angoli del mondo.
È la ripetizione, la chiave per entrare nell’ignoto mondo di Fata Morgana. O forse è un mantra, che si cela sotto le spoglie di quelle che paiono soltanto otto inquadrature molto simili. Si tratta di un’iniziazione, più che di un incipit. È un’esperienza fisica e spirituale, prima che visiva. Allo spettatore servono quasi quattro minuti prima di comprendere cosa stia succedendo davvero sullo schermo. Prima di entrare nel santuario. È proprio questo il senso: Herzog vuole mettere alla prova tutti i sensi del pellegrino, prima di iniziarlo. Chi non resiste, è fuori. Come l’Om è insieme forma e contenuto. «Ero convinto che gli spettatori capaci di stare a guardare fino al sesto o settimo atterraggio sarebbero rimasti fino alla fine del film. Questa scena d’apertura seleziona gli spettatori; è una specie di test. Più diventa bollente la giornata e secca l’aria, più le immagini si fanno indistinte, quasi impalpabili. Subentra un elemento visionario – come i sogni dei febbricitanti – che ci accompagna per tutto l’arco del film».
E’ proprio da questa piccola porta d’ingresso che gli Interiors sono partiti quando hanno deciso di approntare una sonorizzazione live di Fata Morgana. Quest’inizio che è come un mantra, può essere anche inteso come la rappresentazione visiva di un loop musicale. Gli Interiors hanno così riconosciuto in questa grammatica la propria grammatica, in questo approccio il proprio. E si sono concentrati sui primi due dei tre lunghi capitoli in cui è suddiviso il film. Sono i più africani e i più visionari…
Intero 10,00€
Ridotto 8,00€
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Fabio Bonizzoni Organo
Un programma che mette a confronto le arditezze della scuola napoletana con la relativa semplicità e, vorremmo quasi dire, popolarità della scrittura francese. Ma che vuole farci riflettere sul fatto che, in fondo, la cultura di un popolo e la sensibilità dei suoi artisti sono più forti delle dominazioni cui sono sottoposte. La Napoli asburgica, quella del XVII secolo per intenderci, non è in fondo così dissimile musicalmente da quella borbonica di un secolo dopo. Mentre il linguaggio francese, almeno fino alla rottura causata dalla Rivoluzione, ha una coerenza interna fortissima.
Gregorio Strozzi (1615-1692)
Toccata Prima per organi con pedarole, e senza
Sonata seconda del settimo tono naturale
Ricercata terza del nono tono naturale
Francisco Correa de Arauxo (1584-1654)
Variazioni sul canto della Immacolata Concezione
Pablo Bruna (1611-1679)
Tento de falsas
Gregorio Strozzi
Capriccio secondo del settimo tono naturale
Toccata Quarta per l’elevazione
Sonata terza dell’undecimo tono trasportato
Carlo Gesualdo da Venosa (1566-1613)
Canzon del principe
Claude Benigne Balbastre (1724-1799)
Prélude
Fugue
Gavotte
Allegro
Michel Corrette (1707-1795)
Noël: “Vous qui désirez sans fin”
“Noël provençal”
Noël: “Tous les bourgeois de Chartres”
Certo!
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Bertinoro si trova in Emilia-Romagna, in provincia di Forlì-Cesena.
In auto:
È facilmente raggiungibile tramite l’autostrada A14. Uscita consigliata: Cesena Nord o Forlì (da cui dista di circa 30 minuti), poi si prosegue in direzione Bertinoro seguendo le indicazioni stradali (direzione Forlì, Forlimpopoli, Bertinoro). Il centro storico è zona a traffico limitato.
In treno:
Le stazioni ferroviarie più vicine sono Forlimpopoli-Bertinoro (a circa 6 km) e Cesena (a circa 15 km). Da lì si può prendere un autobus o un taxi per raggiungere il centro.
In autobus:
Dalla stazione di Forlimpopoli-Bertinoro, raggiungere a piedi la fermata “Centro Forlimpopoli” (circa 15 minuti), da cui prendere il 121. Scendere in “Via del Soccorso”.
Durata totale: 30 minuti circa.
Con
Ensemble La Tangente
Anne Schlick Voce e nyckelharpa
Annette Osann Nyckelharpa
Valentin Cointot Nyckelharpa e Oktavharpa
Dedicato ad Antonio Caldara, il concerto è nato dall’idea di Annette Osann, liutaia, violoncellista e nyckelharpista, di esplorare il repertorio barocco veneziano con il suo strumento preferito insieme ad Anne Schlick, cantante lirica e nyckelharpista ed a Valentin Cointot, polistrumentista e nyckelharpista.
Il trio vuole valorizzare la nyckelharpa (viola d’amore a chiavi), interpretando delle musiche del compositore Antonio Caldara (Venezia 1670 – Vienna 1736).
Si tratta di musica sacra vocale (estratti dall’oratorio “Sedecia”), di cantate profane (estratti da “Vicino a un rivoletto”), ed anche di musica strumentale (“Sonate a tre”).
Questo repertorio del tardo barocco, molto ricco e vario, offre a ciascuno dei musicisti uno spunto meraviglioso per esprimersi in modo individuale, mantenendo nello stesso tempo una formazione musicale d’insieme.
Il percorso europeo ed eclettico del compositore da Venezia a Vienna, passando per la Spagna, attribuisce un carattere particolare alla sua musica, che richiama i percorsi geografici e musicali dei tre musicisti.
🌄 Un risveglio speciale a Bertinoro
Dopo il concerto, goditi la freschezza di un’alba estiva con buona musica, ottimo cibo e una colazione panoramica sulla terrazza della Rocca Vescovile, affacciata sulla vallata.
☕🥐 Colazione inclusa nel biglietto — un momento da gustare con calma, tra bellezza e sapori autentici.
Chi siamo
🎶 🎭 Fondazione Entroterre promuove la cultura come strumento di valorizzazione del territorio, creando percorsi di intrattenimento culturale unici che accostano l’amore per l’arte, la storia, il paesaggio, la gastronomia locale – in una parola, le eccellenze del nostro territorio – alla dimensione della performance dal vivo. Perché gli eventi di Entroterre non sono solo concerti, ma esperienze arricchenti, che uniscono. Entra nella nostra Community.
Entroterre Festival… Culture e territori in Festival!
Intero online 10,00€
Intero sul posto 12,00€
Ridotto online 9,00€
Ridotto sul posto 11,00€
Soci e lavoratori degli enti visibili in questa pagina.
Acquistando con il codice fornito dall’ente e presentando la propria tessera in loco assieme al biglietto (anche digitale).
Under18 e residenti del Comune di Bertinoro
Per richiedere il biglietto ridotto compilare il form, cliccando qui
Persone con disabilità
Gli eventuali accompagnatori, previa documentazione, entrano gratuitamente.
Clicca qui per compilare l’apposito form e richiedere assistenza.
Bertinoro si trova in Emilia-Romagna, in provincia di Forlì-Cesena.
In auto:
È facilmente raggiungibile tramite l’autostrada A14. Uscita consigliata: Cesena Nord o Forlì (da cui dista di circa 30 minuti), poi si prosegue in direzione Bertinoro seguendo le indicazioni stradali (direzione Forlì, Forlimpopoli, Bertinoro). Il centro storico è zona a traffico limitato.
In treno:
Le stazioni ferroviarie più vicine sono Forlimpopoli-Bertinoro (a circa 6 km) e Cesena (a circa 15 km). Da lì si può prendere un autobus o un taxi per raggiungere il centro.
In autobus:
Dalla stazione di Forlimpopoli-Bertinoro, raggiungere a piedi la fermata “Centro Forlimpopoli” (circa 15 minuti), da cui prendere il 121. Scendere in “Via del Soccorso”.
Durata totale: 30 minuti circa.
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Sarita Trio
Sarita Schena Voce
Giuseppe De Trizio Chitarra classica, arrangiamenti
Claudio Carboni Sax
Il progetto in prima nazionale nasce dall’idea di proporre un viaggio tra musica e parole che racconti i “Sud del mondo” ed in particolar modo tra l’Italia e la tradizione del Tango e del Sud America, affrontando un repertorio che spazia da composizioni di autori latini di origine italiana come Piazzolla, Magaldi e D’Arienzo al fianco di autori sudamericani come Bola de Nieve, Gomez, Chavela Vargas.
Generi di frontiera, epopee sonore legate a filo doppio dalla storia e dalla vocazione poetica intensa.
Alla voce della attrice-cantante italo-argentina Sarita Schena, venata di intensa malinconia fanno eco le corde di Giuseppe De Trizio e il sax soprano di Claudio Carboni (anche discografico del cd con Egea Records).
Il proposito di questo progetto è quello di omaggiare nel linguaggio della musica, nel linguaggio dei ricordi, della nostalgia e della memoria storica, tutta quella comunità che oggi si ritrova a doversi confrontare e a dover condividere le medesime difficoltà culturali, legate ad un passato fatto di contaminazioni culturali, di influenze migratorie e di crescita sociale, nonché un futuro che deve basarsi sulla forza e sulla costante ricerca di affettuoso contatto nel passato: musiche di Astor Piazzolla, Caetano Veloso, Mercedes Sosa e dei più grandi autori figli dei “due mondi”.
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Duncan McDougall Violino
Yejin Hong Violoncello
Yanfeng Bai Pianoforte
Un dialogo vibrante tra epoche, stili e passioni: il Trio Azura, giovane ma già affermata formazione cameristica, è nata nel 2022 al Colburn Conservatory of Music di Los Angeles. Composto da Duncan McDougall al violino, Yejin Hong al violoncello e Yanfeng (Tony) Bai al pianoforte, il Trio incarna una nuova generazione di interpreti che unisce rigore tecnico, freschezza espressiva e una profonda sensibilità musicale.
Il programma si apre con l’equilibrio luminoso del Trio n. 45 di Haydn, dove la scrittura classica lascia spazio a una sorprendente vitalità. Segue il tormento giovanile del Trio op. 8 di Šostakovič, composizione intensa e intima, specchio di un’anima inquieta. A chiudere, il monumentale Trio op. 66 di Mendelssohn: slancio romantico, melodie travolgenti e un intreccio cameristico di rara energia.
Premiati con il Gran Premio e la Medaglia d’Oro al Fischoff National Chamber Music Competition, il Trio Azura è stato applaudito in importanti festival internazionali, come l’Accademia Chigiana di Siena e l’ARD di Monaco. La loro musica è un viaggio emotivo, sospeso tra radici e futuro, capace di toccare corde profonde e risvegliare l’immaginazione. Con Azura, la musica da camera si rinnova, senza perdere la sua voce più autentica.
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